Campionessa sui pattini, campionessa fuori dalla pista: Carolina Kostner conferma di essere stata non solo una grandissima atleta, la più grande del pattinaggio artistico italiano, ma anche una straordinaria testimonial di quelli che sono i valori dello sport. Il giorno dopo la sua applauditissima esibizione andata in scena in occasione della undicesima edizione del Galappenino di Fanano, la pattinatrice di Ortisei ha infatti scelto di fermarsi nel piccolo paese del comprensorio del Cimone e trasformarsi in docente, meglio ancora, in dispensatrice di saggi consigli frutto di una carriera lunghissima costellata di straordinarie vittorie ma anche di cocenti delusioni. “Alla fine, ti rendi conto che sono soprattutto i momenti difficili che ti aiutano a crescere. Le vittorie ti riempiono di gioia, rappresentano il punto di arrivo di un lungo e faticoso lavoro, ma scivolano via in realtà molto velocemente. Ricordo ancora le fortissime emozioni che ho vissuto a Sochi, quando partecipai alle mie terze olimpiadi. Rincorrevo una medaglia e finalmente arrivò quella di bronzo. La premiazione ci fu il giorno dopo, ventiquattrore dopo la gara, e io fantasticavo immaginandomi che nulla sarebbe stato come prima. L’emozione naturalmente fu tanta, ma anche in quel caso mi accorsi che la parte più emozionante era stata il viaggio non la meta” racconta a una platea composta da giovani atleti della Polisportiva Fanano, una trentina in tutto, la pattinatrice italiana più medagliata di sempre.
Timore reverenziale superato grazie alla straordinaria disponibilità della Kostner
Molti di loro, la sera prima durante l’esibizione corale dedicata ai giochi olimpici invernali, erano scesi in pista al suo fianco e ora, quasi increduli, si ritrovano, ordinatamente seduti nella Cantina degli Scolopi del Centro Turistico di Fanano, con davanti Carolina Kostner nella veste di docente. Al suo fianco Cecilia Sargenti, vicepresidente della Polisportiva Fanano e le giovani coppie di artistico e di danza Giulia Isabella Paolino/Andrea Tuba e Zoe Bianchi/Daniel Basile. Rompere il ghiaccio e fare qualche domanda, per i giovani pattinatori non è semplice, un po’ di timore reverenziale è inevitabile. Ma anche in questo caso il garbo e la disponibilità della Kostner aiutano a eliminare le barriere, soprattutto quando si inizia a parlare di ansia e di paure, di come imparare a gestirle, di piccoli riti personali messi in pratica prima della gara. “Paure – spiega l’atleta di Ortisei – che appartengono a tutti, all’essere umano, che dobbiamo imparare a gestire, dentro e fuori la pista”. L’emozione però si scioglie completamente alla fine, dopo oltre un’ora di attento ascolto, quando, una volta dato il rompete le righe, Carolina Kostner viene attorniata dai suoi giovani fans per i consueti selfie ricordo e per ottenere un più tradizionale autografo, sulla locandina del Galappennino, sulla maglietta o sui pattini. Con disponibilità e dolcezza disarmante si ferma per un’altra mezz’ora e risponde anche ad altre tre domande.
Fanano una cittadina straordinariamente accogliente.
Come è stata l’accoglienza da parte della comunità di Fanano? “Calorosissima, non solo da parte di chi ha organizzato impeccabilmente l’evento, ma anche del pubblico: vedere lo stadio pieno e la gente che è venuta apposta per me è un grande piacere. Poi è altrettanto importante dare alle ragazze del posto che pattinano qui di vivere un momento di questo tipo, di vivere le emozioni, di pattinare davanti a un pubblico.” La seconda domanda riguarda il suo nuovo ruolo di allenatrice: “Effettivamente sono un po’ scivolata dentro a questo ruolo senza neanche tanto aspettarmelo. La differenza rispetto all’essere atleta? Beh, senti giustamente che hai meno il controllo della situazione. Quando sei l’atleta, sei tu che entri in pista, quindi gestisci le tue emozioni, lo vivi rimanendo al centro dell’attenzione. Da allenatore sei dietro le quinte, consapevole che il tuo lavoro non è pienamente visibile. Si ha una visione più ampia, dall’obiettivo giornaliero a quello settimanale, a quello mensile, a quello annuale, molto spesso diventa ancora più ampio, da oggi a due anni, a quattro anni”.
Le Olimpiadi, un cerchio che si chiude
Infine, l’ultimo quesito, imprescindibile, sulle Olimpiadi invernali alle porte. Come le vivi? “Per me è come un cerchio che si chiude. Io la mia prima Olimpiade l’ho fatta da portabandiera a Torino; mi ha lanciato in questi bellissimi vent’anni di carriera, ricchi di tantissime e bellissime emozioni, di crescita, di ricerca anche di me stessa e di quale sia il mio posto nel mondo. Ed è appunto un cerchio che si chiude. È ora di lasciare il palcoscenico alle nuove generazioni, affinché possano prendere in mano il loro sogno e trasmetterlo. Io sarò lì a fare il tifo, a dare consigli, a stargli vicino, ma nel cuore. E’ il loro momento” conclude Carolina Kostner.






