Si chiude senza risarcimento la lunga vicenda giudiziaria tra il Comune e una sala slot del territorio. Al centro della disputa c’era un’ordinanza comunale del 2020 che limitava l’apertura del centro scommesse a cinque ore al giorno, con l’obiettivo di contrastare il gioco d’azzardo e i fenomeni di ludopatia.
La società che gestisce l’attività aveva impugnato il provvedimento davanti al Tar, ottenendone nel 2021 l’annullamento per carenza di istruttoria. Forte di quella decisione, aveva poi chiesto un risarcimento di circa 200mila euro per i danni economici subiti.
Il Consiglio di Stato ha però respinto la richiesta, chiarendo che l’illegittimità di un atto amministrativo non comporta automaticamente il diritto al risarcimento. Secondo i giudici, la società avrebbe potuto limitare i danni chiedendo tempestivamente la sospensione cautelare dell’ordinanza, cosa che non ha fatto.
La sentenza mette così la parola fine alla vicenda, confermando che non sussistono i presupposti per riconoscere il risarcimento richiesto.






