Il libro Labirinto con vista (Edizioni La Valle del Tempo – Napoli) di Giampiero Monetti, docente di Lettere con una formazione in Storia dell’arte e una lunga esperienza nella documentazione fotografica, propone una riflessione visiva e poetica sul paesaggio contemporaneo e sulla memoria.
La raccolta fotografica, composta da scatti realizzati prima della pandemia fino ai primi anni Duemila, si basa su due fondi di pellicole a colori donati dall’autore alle Raccolte fotografiche “Giuseppe Panini” di Modena e all’Archivio della Biblioteca “Gambalunga” di Rimini.
Non c’è un ordine cronologico né una sequenza geografica, ma un fluire di immagini che si muove nella sospensione del tempo, inseguendo visioni quotidiane e marginali. Sono fotografie che non documentano eventi storici o notizie di cronaca, ma frammenti inattesi colti nella loro essenza muta e poetica (come la colonna del Teatro di Carpi in copertina): paesaggi silenziosi, spazi periferici, scorci urbani, nature morte di città.
Uno degli intenti è quello di interrogare il presente attraverso ciò che sembra scivolato ai margini, recuperando forme, oggetti, strutture che il tempo ha trasformato o dimenticato. L’autore accosta elementi senza una logica apparente, ma con la volontà di evocare emozioni, connessioni interiori, percezioni libere e soggettive.
Tra le immagini più emblematiche, spicca l’omaggio ad Angelo Fortunato Formiggini, con la fotografia del fazzoletto di terra ai piedi della Torre Ghirlandina, e ospita una quercia affiancata da un’edicola votiva: un’icona di memoria e resistenza nel cuore della pianura emiliana.
Monetti affida alla fotografia il compito di fermare il tempo, ma anche di perdercisi dentro, seguendo il paradosso caro a Luigi Ghirri e a Borges. Quasi tutte le immagini sono realizzate a mano libera, senza cavalletto, con occhio nudo, senza l’uso di filtri, flash o postproduzione digitale.
L’introduzione teorica del volume riflette sui temi attuali della percezione e della conoscenza, interrogandosi sul modo in cui le immagini si confrontano con la società digitale e la sovrabbondanza visiva di oggi: una riflessione sulla velocità del presente, sull’intelligenza artificiale, e sull’urgenza di ritrovare senso nel guardare.







