Home Notizie Unione Terre d'Argine Scuola, boom di richieste per frequentare le prime due settimane di settembre

Scuola, boom di richieste per frequentare le prime due settimane di settembre

“Siamo orgogliose che ben due territori nella nostra provincia, ovvero la città e l’Unione delle Terre d’Argine, abbiano aderito al progetto regionale ‘La scuola riparte insieme’, e il boom delle richieste dimostra un bisogno concreto delle famiglie ed è dunque arrivata l’ora di una reale e immediata riflessione nazionale sul calendario scolastico”: lo dichiarano Federica Di Padova, responsabile Scuola del Partito Democratico provinciale, Fabia Giordano, responsabile Scuola del Pd città di Modena e Giovanni Maestri, coordinatore Pd Terre d’Argine, commentando la misura regionale, alla quale il Comune di Modena e l’Unione delle Terre d’Argine hanno aderito, scuole aperte le prime due settimane di settembre e propone una discussione sulla necessità di modificare il calendario scolastico.

“I numeri delle richieste (647 bambini solo per le Terre d’Argine) confermano l’importanza dell’iniziativa, e soprattutto che il bisogno delle famiglie, nella conciliazione vita e lavoro, è urgente, così come garantire giornate educative e di socialità di qualità per tutti i bambini e le bambine, accendendo i riflettori anche sulle disuguaglianze che l’estate si porta dietro: ragioni socioeconomiche e ferie estive non sono uguali per tutte le famiglie.

A fianco di bambini e bambine che hanno tanti stimoli e possibilità, ci sono altre e altri che rischiano di restare a casa col caldo, magari davanti ad uno smartphone già dalla tenera età, col rischio che la povertà educativa si amplifichi ulteriormente. I Comuni fanno tanto su questo fronte, basti pensare ai voucher per le famiglie, ma davanti a una crisi demografica senza precedenti questo è un tema che la politica deve considerare una priorità.”

“Rivedere il calendario scolastico è certamente un tema delicato, che richiede un grande coraggio da parte della politica, così come la capacità di dialogare con le forze sociali e con bisogni e interessi differenti. In Italia, però, l’organizzazione ha delle particolarità quasi uniche in Europa: chiusura delle attività didattiche per bambini, bambine e adolescenti per circa tre mesi (che, è bene ricordarlo, non si traduce affatto in altrettanti mesi di ferie per il personale scolastico). Un calendario fermo a una visione della famiglia in cui le madri non lavoravano e i padri avevano le ‘ferie d’agosto’; o a quando c’erano i nonni (che oggi spesso lavorano ancora, o sono in un’altra Regione o Paese, e ai quali spesso cui non si può chiedere un aiuto quotidiano), gli zii le zie e una rete che oggi è sempre più sfilacciata. Serve una riflessione che metta al centro i bisogni dei bambini e delle bambine, quelli delle famiglie così come del personale scolastico e che sia costruita insieme a tutti loro.”

“Servono più aiuti economici per i centri estivi, perché anche su questo versante la disuguaglianza sociale, economica, territoriale è il tema cruciale, occorre continuare a investire nei progetti per le aperture estive come accade a Modena, nelle Terre d’Argine e in Regione Emilia-Romagna, valorizzando la scuola come luogo di socialità, inclusione e benessere, in modo che la sperimentazione di quest’anno si ampli con nuovi fondi, con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno, e nuove proposte didattiche che, per meglio differenziare la proposta, includano anche i pomeriggi”.