La COP30, in corso nel cuore dell’Amazzonia, sta vivendo giornate di intensa attività politica, diplomatica e scientifica. Dopo un avvio segnato da un violento nubifragio tropicale e da negoziati serrati, l’attenzione mondiale si è improvvisamente spostata su un evento imprevisto che ha scosso la Blue Zone, l’area più sensibile e strategica della conferenza: un incendio che ha richiesto l’evacuazione immediata di delegati e rappresentanti istituzionali.
Tra i presenti anche il meteorologo campogallianese Luca Lombroso, che ha raccontato in prima persona l’accaduto e lo stato d’animo generale durante quei momenti concitati attraverso la sua pagina social.
Un pomeriggio fuori dagli schemi
La giornata di ieri era iniziata con condizioni meteorologiche estreme, tipiche della regione amazzonica, che hanno fatto da cornice a un clima negoziale particolarmente teso. Il presidente brasiliano Lula si è mostrato ancora una volta protagonista, determinato nel voler sottolineare l’identità amazzonica e il ruolo del Brasile in questa COP.
Nel pomeriggio, però, la situazione ha preso una piega inaspettata: un incendio è divampato nella Blue Zone, l’area riservata ai negoziati ufficiali e ai lavori più delicati della conferenza. L’intero complesso è stato evacuato in pochi minuti, mentre tra la folla si muovevano anche ministri, delegati e rappresentanti governativi da tutto il mondo.
Il racconto di Lombroso: sangue freddo e collaborazione
Luca Lombroso ha rassicurato fin da subito i suoi contatti: “Sto bene: mi trovavo a distanza di sicurezza, in un luogo tranquillo”. Il meteorologo ha spiegato di aver fatto ricorso alle competenze acquisite nei corsi di sicurezza frequentati in ambito universitario, contribuendo a mantenere la calma attorno a sé e ricordando a tutti di evitare comportamenti impulsivi, come correre o creare assembramenti disordinati.
La situazione attuale: incendio contenuto, ma Blue Zone chiusa
Le comunicazioni ufficiali dell’UNFCCC confermano che:
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l’incendio è stato prontamente contenuto;
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non si registrano feriti;
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l’area coinvolta è limitata, anche se le immagini circolate sui media hanno amplificato la percezione del rischio;
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la Blue Zone resterà chiusa fino al completamento delle verifiche tecniche.
Lombroso sottolinea che il pericolo principale non è stato rappresentato dalle fiamme in sé, quanto da tre possibili conseguenze:
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la propagazione del fuoco alle tensostrutture;
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la diffusione di fumo all’interno dei padiglioni;
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comportamenti disordinati della folla durante l’evacuazione.
Quest’ultimo punto apre un interrogativo sulla reale efficacia del piano di emergenza, soprattutto considerando la presenza di oltre 56.000 partecipanti.
Cosa succede ora: accessi ridotti e tempi incerti
Secondo Lombroso, sarà molto difficile che la Blue Zone possa riaprire completamente già domani. Più realistico, invece, un accesso limitato ai soli negoziatori, almeno finché i tecnici non avranno completato una valutazione approfondita dei danni e delle condizioni di sicurezza.
I prossimi aggiornamenti riguarderanno:
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lo stato della sede;
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eventuali ulteriori limitazioni;
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gli impatti sul calendario negoziale della COP30.
Lombroso ha assicurato che continuerà a informare tempestivamente su ogni evoluzione.







