Cimici cinesi: prima fermata Campogalliano

Scatta l'allerta per quella che sembra essere a tutti gli effetti un'invasione di cimici cinesi.  «Le prime le hanno viste accanto all'Autosole, a Campogalliano, uscite forse da un container partito dall'Asia. Poi sono volate qui, nella Bassa. Quest'anno mi è andata abbastanza bene, ho perso il 10-15% delle pere. Ma altre aziende sono state quasi distrutte». Apparentemente innocue nel Nord Italia stanno causando dei gravissimi problemi all'agricoltura e a raccontare quello che sta succedendo è Francesco Vincenzi, grande coltivatore di pere nel modenese, al Corriere.it. La prima apparizione è avvenuta circa 5 anni fa in Emilia, poi nel 2013 in Lombardia e Piemonte, in Friuli, Veneto, Liguria e Toscana nel 2014 e nel 2015 nel Trentino e nelle Marche. Oggi rappresentano un gravissimo problema tanto che si stanno portando avanti delle ricerche per capire come poterle distruggere, in quanto reagiscono diversamente non solo al clima ma anche ai pesticidi.

Le le cimici asiatiche (Halyomorpha halys) sono diverse da quelle europee, caratterizzate da un colore verde, da cui si differenziano per il manto marroncino.

Lara Maistrello, entomologa dell'Università di Modena e Reggio Emilia, ha parlato del problema studiando questa specie: «È capace di volare per 2,5/5 chilometri al giorno e attacca ogni frutto. Abbiamo accertato che una femmina riesce a deporre in media 285 uova all'anno, e dopo le madri, nella stessa stagione, depongono le figlie. Fermarle è difficilissimo», anche perché, specifica sembran reagiscano diversamente ai pesticidi e siano molto più resistenti. Soffre il freddo, quindi pioggia e temperature basse la inibiscono, ma il 2017 è stato un anno veramente molto caldo e ha fatto sì che proliferassero in maniera maggiore del 2016. Intanto la Regione Emilia Romagna nei giorni scorsi ha stanziato 10 milioni e la Lombardia ne ha destinati 2,5, per mettere delle reti di protezione antiisetto.

Ultima modifica Martedì, 24 Ottobre 2017 19:04

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